LA SPIRITUALITA’ SALESIANA

Per spiritualità si intende quella singolare esperienza in cui il Signore suscita nell’umanità una “speciale vocazione”, che illumina di un colore nuovo la relazione tra l’uomo e Dio e mostra alla Chiesa una nuova via di santità. Ad esempio, al momento in cui Dio chiama Don Bosco, la Chiesa si illumina di una luce nuova, di una via per la santità nuova: consacrarsi a Dio per l’educazione ed evangelizzazione dei giovani.
Il fondamento della Spiritualità Giovanile Salesiana (SGS) va ricercato nei due interessi che stanno maggiormente a cuore a Don Bosco: la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Questi due interessi concorrono nell’offrire ai giovani la concreta possibilità di essere un giorno “degni abitatori del cielo”.

I suoi caratteri fondamentali sono:

• il quotidiano come luogo dell’incontro con Dio;
• la contemplazione di Dio nel servizio degli ultimi;
• la gioia che deriva dall’incontro con Cristo Risorto;
• la predilezione per i giovani e il ceto popolare;
• l’attenzione alla vita sacramentale: eucarestia e riconciliazione;
• la devozione a Maria Ausiliatrice.

È questa una spiritualità offerta a tutti, perché (come già sostenuto da San Francesco di Sales) la santità è di tutti e possibile a tutti.

Così scrive don Pascual Chavez nella strenna 2014
La carità è il centro di ogni spiritualità cristiana: non è solo il primo comandamento, ma è anche la fonte di energia per progredire. L’accendersi della carità in noi è un mistero e una grazia; non proviene da iniziativa umana, ma è partecipazione alla vita divina ed effetto della presenza dello Spirito. Non potremmo amare Dio se Lui non ci avesse amato per primo, facendoci sentire e dandoci il gusto e il desiderio, l’intelligenza e la volontà, per corrispondervi. Non potremmo nemmeno amare il prossimo e vedere in esso l’immagine di Dio, se non avessimo l’esperienza personale dell’amore di Dio.
La carità pastorale è una espressione della carità, che ha molte manifestazioni: l’amore materno, l’amore coniugale, la compassione, la misericordia, il perdono, … Essa sta ad indicare una forma specifica di carità. Richiama la figura di Gesù Buon Pastore, non soltanto per le modalità del suo operare: bontà, ricerca di chi si è perso, dialogo, perdono; ma anche e soprattutto per la sostanza del suo ministero: rivelare Dio a ciascun uomo e a ciascuna donna. É più che evidente la differenza con altre forme di carità che rivolgono attenzione preferenziale a particolari bisogni delle persone: salute, cibo, lavoro. L’elemento tipico della carità pastorale è l’annuncio del Vangelo, l’educazione alla fede, la formazione della comunità cristiana, la lievitazione evangelica dell’ambiente.
La carità pastorale salesiana ha poi una sua caratteristica propria, documentata anche dagli inizi della nostra storia: “La sera del 26 gennaio 1854 ci siamo radunati nella camera di Don Bosco e ci venne proposto di fare con l’aiuto del Signore e di San Francesco di Sales una prova di esercizio pratico di carità verso il prossimo, … D’allora è stato dato il nome di salesiani a coloro che si proposero o si proporranno questo esercizio”.(3) La carità pastorale è centro e sintesi della nostra spiritualità, che ha il suo punto di partenza nell’esperienza spirituale di Don Bosco stesso e nella sua preoccupazione per le anime. Dopo Don Bosco, i suoi Successori hanno riaffermato la stessa convinzione; è interessante il fatto che tutti si siano premurati di ribadirlo con una convergenza che non lascia spazio al dubbio. Essa si esprime nel motto “da mihi animas, cetera tolle”.